TEATRO | Non ti pago

Venerdì 18 gennaio 2019

Inizio dello spettacolo: ore 21:00

Costo dei biglietti: 10,00 € per gli adulti, 8,00 € per i ragazzi sino ai 14 anni e over 65 anni

 

di Eduardo De Filippo

Ferdinando Quagliuolo, proprietario di un banco del lotto, è vittima della mania del gioco. Assistito da Aglietiello, scruta le nuvole in cerca di combinazioni numeriche vincenti, ottenendo solo di contrariare sua moglie Concetta. Ma Ferdinando si tormenta anche per l'eccessiva fortuna al gioco del suo giovane dipendente Bertolini, a cui proibisce di frequentare la figlia Stella. La sua invidia esplode quando l'impiegato vince una quaterna suggeritagli in sogno da Saverio Quagliuolo, defunto genitore di Ferdinando.
Questi, convinto che suo padre abbia sbagliato beneficiario, si rifiuta di erogare la vincita e si appropria del biglietto, dopo di che convoca un avvocato per avere sostegno legale alla tesi secondo cui sarebbe lui il legittimo vincitore. I suoi argomenti, mescolando convinzioni personali e legge, fede e superstizione, confondono anche il parroco, chiamato da Concetta per dirimere la contesa. Che precipita quando l'irato Ferdinando fa partire accidentalmente un colpo di pistola. Conscio del pericolo corso, egli restituisce a Bertolini il biglietto, accompagnandolo però con un violento quanto efficace anatema. In capo a un mese il giovane, sfinito dalle disgrazie che - per coincidenza o per autosuggestione - l'hanno colpito, riconosce a Ferdinando il diritto di rivendicare la vincita. In compenso, il protagonista acconsente al matrimonio fra il giovane e sua figlia, donando a lei, come dote nuziale, la vincita di quattro milioni.

Un tempo il lotto, come anche oggi, era il sogno napoletano a buon mercato: i piccoli borghesi desideravano un abito nuovo o una nuova sala da pranzo, le ragazze da marito il corredo e via sognando... Tutti in attesa del sabato, quando i numeri estratti correvano di bocca in bocca deprimendo tanti e regalando a pochi un'effimera felicità. La commedia, proponendo l'eterno contrasto fra spirito e materia, prende spunto da un motivo-chiave della teatralità e della cultura napoletane: l'approccio, spesso esasperatamente irrazionale, al gioco del lotto.
Intorno al quale mito, infatti, ruota l'esistenza di tutti i personaggi della commedia che, fedele affresco del sottostante humus socio-culturale impastato di credenze popolari, di superstizioni, di costante relazione con l'oltretomba, fa agire, quasi con la medesima capacità di determinare gli eventi, i vivi e i morti.

La superstizione si tramuta in fede e si sovrappone alla religione, al punto da non distinguerle più; così può accadere che per qualcuno un fatto solo desiderabile diventi realtà e che scoppi una lite oscillante fra spiritismo e giurisprudenza. Non ti pago, di norma considerata una commedia di costume, in realtà è una formidabile commedia di carattere; dopo la bisbetica di Shakespeare, dopo l'avaro, l'ipocondriaco, il misantropo e il borghese di Molière, dopo il bugiardo, il brontolone e il burbero di Goldoni, essa si sarebbe potuta ben intitolare "il testardo" o "l'invidioso".
Ferdinando, frustrato dalla sua condizione di sconfitto da Bertolini nell'inseguire la fortuna, è tormentato anche dalla prospettiva di abdicare al suo potere vetero-patriarcale, "concedendo" sua figlia in sposa al rivale e preparando di fatto la successione nella gestione del banco del lotto, fonte di risorse economiche e dello stato sociale privilegiato che compete ad un datore di lavoro. É ancor quel conflitto generazionale, presente in tanto teatro di Eduardo, fra il detentore del potere familiare, colto nella fase discendente della sua parabola, e "l'uccisore del padre" che rivendica ruolo e spazio vitale, nel caso specifico incarnato non da una figura filiale ma dal "genero" (che oltretutto ha il torto di "prendersi" anche la figlia). Su questo scontro archetipico, si innestano molti motivi appartenenti alla sfera del folclore napoletano: la cabala, i sogni, il lotto, il dialogo con i morti, il culto popolare delle anime purganti. Di particolare interesse è il ricorso di tutti i personaggi della commedia a un codice condiviso, per il quale a nessuno di essi, avvocato e parroco compresi, sembra possibile disconoscere la valenza di un certo tipo di sogni, della cui legittima proprietà il gruppo, per assurdo, arriva a discutere ricorrendo a categorie mentali e dialettiche razionali.

 

Il Socco e la Maschera - la compagnia

La Compagnia si è formata nel 2004 accomunando elementi provenienti da varie esperienze di teatro amatoriale e, ingranditasi nel tempo, oggi può contare su un consistente numero di attori e attrici e su un efficiente staff tecnico.
In molteplici occasioni, la Compagnia si è dedicata al genere comico-brillante, con produzioni che hanno divertito molto e che in varie rassegne teatrali hanno ottenuto numerosi riconoscimenti. La vocazione del gruppo è però quella di affrontare sempre nuove esperienze, diversificando la
gamma dei linguaggi teatrali con cui si esprime, come via privilegiata per l’accrescimento e l’affinamento delle conoscenze individuali e delle potenzialità collettive.
In questi anni ha allestito numerosi spettacoli, di autori italiani e stranieri. Tra le particolari iniziative assunte nel corso del tempo, va ricordata quella denominata “Teatro Aperto”, cicli di incontri con ragazze e ragazzi di età fra gli 8 e i 15 anni, con l’idea di aprire il mondo del teatro alla conoscenza curiosa degli spettatori di domani. Gli incontri raccontano i mestieri, i ruoli, i luoghi, gli oggetti, i materiali, le difficoltà, le magie e le fatiche che rendono possibili due ore di spettacolo. Agli incontri, i ragazzi sono accompagnati dai genitori: lo scopo, infatti, è anche quello di accomunare generazioni diverse nello stesso interesse, nelle medesime emozioni e nella contemporanea esperienza del "richiamo" del gioco scenico.
L’esperienza è stata poi replicata anche con persone adulte, in particolare rendendo possibile, al termine del percorso, la nascita di una nuova compagnia amatoriale.
Un ulteriore progetto - già sperimentato con successo - porta il nome di “Teatro con le gambe”: la sua filosofia di fondo è quella di contrastare la crescente disaffezione del pubblico nei confronti del teatro portandolo lì, tra la gente, dove la gente vive e abitualmente si intrattiene. Il repertorio, variabile a richiesta, è ricco di pezzi comici o commoventi, sconcertanti o confortanti. A una voce o a più voci, con musica o senza. Recitati o detti al leggìo, sprizzanti di rime o distesi nella prosa. E proponiamo queste serate in appartamenti privati, al ristorante, al bar per l’aperitivo, al circolo del golf, alla sede dell’associazione, al dopolavoro.
La compagnia aderisce al G.A.T.a.L. Gruppo Attività Teatrale amatoriale della Lombardia. Ha la propria sede a Segrate - MI.

 

 

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