TEATRO | Natale in casa Cupiello

Venerdì 12 gennaio 2018

Inizio dello spettacolo: ore 21:00

Costo dei biglietti: 10,00 € per gli adulti, 8,00 € per i ragazzi sino ai 14 anni e over 65 anni, gratuito per i bambini fino ai 3 anni

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di Eduardo De Filippo

TRAMA - È la mattina dell’antivigilia di Natale. Luca Cupiello e sua moglie Concetta si svegliano, ma il loro risveglio è reso comicamente faticoso dalle bizze dell’uomo, che si lamenta per il freddo e per il pessimo caffè che lei gli ha preparato.

Come ad ogni Natale Luca prepara il presepe con maniacale dedizione, fra l’indifferenza della moglie e lo scherno del figlio Tommasino. Intanto il clima di festa è messo in  subbuglio dai soliti litigi fra Tommasino e lo zio Pasqualino, fratello di Luca, e dalla  turbolenta piega presa dal matrimonio di Ninuccia, figlia dei Cupiello, decisa a lasciare suo marito Nicolino per l’amante Vittorio. Concetta riesce a farla desistere da questo proposito, facendosi consegnare una lettera d’addio scritta al genero, ma Luca, che ignora tutto, ne entra in possesso e gliela consegna. Quando per un malaugurato accadimento i due rivali si trovano faccia a faccia per la cena della vigilia, lo scontro è inevitabile e violento. Costretto a un improvviso e brutale confronto con una realtà mai sospettata, Luca, da sempre convinto di aver creato una famiglia felice, ha un ictus che compromette  seriamente le sue capacità motorie e verbali. Nel delirio allucinatorio finale, scambia  Vittorio per Nicolino e, per un crudele paradosso, inconsapevolmente benedice l’unione dei due amanti. In questo intramontabile classico del teatro di Eduardo, che  evolve dal registro della farsa a quello di una disastrosa realtà, affiora la  sconfortante immagine di una umanità che si trastulla con le illusioni mentre vive un dramma, con un nucleo familiare che già esemplifica la più vasta esperienza della società, con le sue debolezze e le sue brutture.

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La commedia affronta l’incomponibile antinomia tra il mondo del sogno e quello della realtà, tra il rifugio del cuore e della mente e il disincantato travaglio dell’esistente, e lo fa attraverso la prima esperienza di spessore con la quale Eduardo avvia la sua esplorazione della crisi dell’ideologia familiare tradizionale. La città appare lontana, estranea alla vicenda; tutto accade nello spazio claustrofobico della casa, come a sottolineare la perdita di contatto con la realtà esterna e il carattere sempre più asfittico e autoreferenziale che vanno assumendo i rapporti familiari. Il presepio, al cui allestimento il capofamiglia si dedica con passione quasi fanciullesca, è metafora di una realtà immaginaria, rappresentazione impietosa del cortocircuito ideale di Luca: è il luogo mitico, innocente e senza tempo, in cui non esiste il conflitto. Come luogo che accoglie la “Natività”, la “famiglia” per antonomasia nella iconografia della cultura cristiana, esso propone da sempre dei valori immutabili nel tempo ed è proprio in questa sorta di staticità che Luca Cupiello si intestardisce a credere, illudendosi che il presepio possa rispecchiare la sua famiglia (o addirittura il mondo).

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A fargli da contraltare è la moglie Concetta che, per quanto opposta a Luca, paradossalmente finisce per somigliargli molto nel suo appigliarsi a una realtà illusoria, mostrando in definitiva di credere a sua volta ad un modello di famiglia in cui i conflitti possano essere minimizzati e seppelliti sotto il tappeto, anche lei aggrappata alla visione di un suo “presepio” e non meno responsabile di Luca dello sgretolamento della famiglia. E’ così che un percorso iniziato con la farsa e proseguito con la commedia approda alla tragedia nel modo più crudo, mostrando come la realtà non perdoni nulla a chi vive nel sogno, nemmeno in fin di vita. Le circostanze in cui si consuma il trapasso di Luca rendono quasi plastica la sconfitta della sua utopia: è proprio a lui, infatti, al visionario propugnatore dell’ “armonia universale”, che tocca benedire un estremo schiaffo alle regole e un intollerabile inganno, congiungendo due mani unite non dal matrimonio ma dall’adulterio. E intorno a lui, non meno sconfitta esce la famiglia, insieme sregolato di individui arroccati su egoistiche e meschine posizioni, che solo quando Luca sta male esibiscono quell’affetto e quella sollecitudine da lui inutilmente mendicati per una vita.

 

L'autore

Eduardo De Filippo nasce a Napoli il 24 maggio del 1900, figlio naturale del celeberrimo Eduardo Scarpetta. Calca le scene sin dai primi anni di vita e compare regolarmente in piccoli ruoli nelle messinscene della compagnia del padre. Dal 1914 al 1930 è  nella compagnia del fratellastro Vincenzo Scarpetta, suoi abituali compagni di scena sono i fratelli Titina e Peppino. Gli anni Venti rendono Eduardo consapevole di due ulteriori talenti, che si affiancano alle già palesi doti di attore: infatti, mentre continua  a recitare, scrive le sue prime drammaturgie e si cimenta nella regia, non nascondendo una insoddisfazione crescente, una progressiva insofferenza nei rispetti di un tipo di teatro che sente sorpassato. Si fa forte il desiderio di fondare con i fratelli una compagnia autonoma; desiderio che realizza nel 1931, creando la compagnia Teatro Umoristico di Eduardo De Filippo, presto ribattezzata Teatro Umoristico i De Filippo, che conquista rapidamente il crescente favore del pubblico e l’attenzione della critica nazionale. Al 1935 risale l’incontro fondamentale con la drammaturgia pirandelliana; intanto la  popolarità dei De Filippo li rende oggetto d’attenzione anche da parte delle case di produzione cinematografica. Nel dicembre 1944 Eduardo fonda la nuova compagnia Il teatro di Eduardo, in cui recita Titina.

Si fa pressante in questo periodo la vocazione a dar voce al tragico quotidiano che intesse gran parte della drammaturgia eduardiana.  È dell’anno successivo Napoli milionaria, che, a conflitto ancora in corso, ne denuncia gli effetti devastanti. La seconda metà degli anni Quaranta è ricca di capolavori: nel 1946  Questi fantasmi e Filumena Marturano, sul problema allora attualissimo dei figli illegittimi; nel 1947 Le bugie con le gambe lunghe e nel 1948 La grande magia, Le voci di dentro e La paura numero uno. Dopo che nel 1959 vede la luce Sabato, domenica e lunedi, negli anni Sessanta la carriera teatrale di Eduardo prosegue accanto a quella cinematografica e si congiunge a quella  televisiva. Sono di quegli anni Il Sindaco del Rione Sanità (1960), L’arte della commedia (1965) e Il contratto (1967). L’ultima commedia scritta da Eduardo è Gli esami non finiscono mai, del 1973. Con gli anni Ottanta, la leggenda eduardiana trova conferme e  riconoscimenti. Dopo il “Premio internazionale Feltrinelli” e due lauree honoris causa, nel 1981 Eduardo è nominato senatore a vita. La sua carriera, toccati e mai più abbandonati i massimi vertici, giunge a conclusione con la morte avvenuta il 31 ottobre 1984.

Regia: Vincenzo La Camera

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La compagnia

Il Socco e la Maschera

La Compagnia si è formata nel 2004 accomunando elementi provenienti da varie esperienze di teatro amatoriale e, ingranditasi nel tempo, oggi può contare su un consistente numero di attori e attrici e su un efficace staff tecnico. Per un lungo periodo, la Compagnia si è dedicata al genere comico-brillante, con produzioni che hanno divertito molto e che in varie rassegne teatrali hanno ottenuto numerosi riconoscimenti.  La vocazione del gruppo è però quella di affrontare sempre nuove esperienze, diversificando la gamma dei linguaggi teatrali con cui si esprime, come via privilegiata per l’accrescimento e  l’affinamento delle conoscenze individuali e delle potenzialità collettive. In questi anni ha allestito numerosi spettacoli, di autori italiani e stranieri. Tra le particolari  iniziative assunte nel corso del tempo, va ricordata quella denominata “Teatro Aperto”, cicli di incontri gratuiti con ragazze e ragazzi di età fra gli 8 e i 15 anni, con l’idea di aprire il mondo del teatro alla conoscenza curiosa degli spettatori di domani. Gli incontri raccontano i mestieri, i ruoli, i luoghi, gli oggetti, i materiali, le difficoltà, le magie e le fatiche che rendono possibili due ore di spettacolo.  Agli incontri, i ragazzi sono accompagnati dai genitori: lo scopo, infatti, è anche quello di accomunare generazioni diverse nello stesso interesse, nelle medesime emozioni e nella  contemporanea  esperienza del “richiamo” del gioco scenico. L’esperienza è stata poi replicata anche con persone adulte, in particolare rendendo possibile, al termine del percorso, la nascita di una nuova compagnia amatoriale. Un ulteriore progetto - già sperimentato con successo - porta il nome di “Teatro con le gambe”: la sua filosofia di fondo è quella di contrastare la crescente disaffezione del pubblico nei confronti del teatro portandolo lì, tra la gente, dove la gente vive e abitualmente si intrattiene. Il repertorio, variabile a richiesta, è ricco di pezzi comici o commoventi, sconcertanti o confortanti. A una voce o a più voci, con musica o senza. Recitati o detti al leggìo, sprizzanti di rime o distesi nella prosa.  E proponiamo queste serate in appartamenti privati, al ristorante, al bar per l’aperitivo, al circolo del golf, alla sede dell’associazione, al dopolavoro. La compagnia aderisce al G.A.T.a.L. Gruppo Attività Teatrale amatoriale della Lombardia. Ha la propria sede a Segrate/MI.

 

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